Che forse più che War, si dovrebbe scrivere Pandemic.

I miei dotti lacrimali sono tornati ad essere sempre più aperti, sempre più vivi, sempre più attivi. Me ne sono accorta dopo la prima seduta di meditazione che mi sono autoimposta: ho pianto forsennatamente, con dei singhiozzi rumorosi, “è normale, stai solo scaricando l’adrenalina”, tu chiamala se vuoi adrenalina ma io penso che tutte ‘ste lacrime in faccia non le sentivo da diversi anni.

E le lacrime mi rimettono addosso tutti i ricordi che stanno sbiadendo, io che ormai li scrivo per non dimenticarli, ora che ho anche perso l’unico hard…


Ogni settembre (saranno ormai sei anni) mi ritrovo a fare progetti, prendere decisioni, scuotermi le spalle e dirmi che è la volta buona che io cominci a fare qualcosa per me.

Scrivo da una casa piena di vuoto, ancora adesso, nonostante ci abbia messo piede la prima volta per iniziare a viverci quasi dieci giorni fa. Ancora non mi capacito degli spazi che ho intorno, del sole che qui non arriva a battere, della veranda che ha timide piantine che fanno di tutto per sopravvivere, dei vestiti che non ricordo mai dove sono, del letto che doveva essere un matrimoniale…


Una sferzata sentimentale.

dove sei, cuore mio? Napoli.
dove sei, cuore mio? Napoli.

Tutte le mie più grandi (e belle e terribili e devastanti e esagerate e indescrivibili) storie d’amore sono iniziate scrivendo e finite sparendo.

Ci ho pensato questa mattina, mentre Spotify ha deciso di tirarmi fuori Non ci guarderemo indietro mai dei Negrita [https://youtu.be/yEErgWrKp7w] e mi sono ritrovata in mezzo ad un concerto nel cuore di Firenze, nel 2009, con una birra che non sono riuscita a finire e il ricordo dettagliato di una camera d’albergo al centro esatto di Lucca.

Poi è arrivata Agosto dei Perturbazione [https://youtu.be/lpFxmTvpJrM] e mi ha catapultato in piazza Castello, a Ferrara, era…


I miei primi stipendi, la mia prima cassa integrazione, la mia prima pandemia.

Che io stia esaurendo la mia capacità di formulare pensieri brillanti, battute sagaci, dialoghi acuti è un dato di fatto. Anzi, no: in questa quarantena l’ho letteralmente esaurita. Accade ai migliori, era scontato accadesse anche a me. Cosa mi resta? Frasi semplici, molti non lo so, silenzio dopo i perché, concetti basilari, cose tipo: “Ho preso il latte”, “Hai fame?”, “Vado a letto”, “Vorrei andare in tal posto”. Quelle frasi innocenti, di vita vissuta o da vivere che non fanno né bene né male. Nulla, in sostanza…

lu.

I’m easy to find.

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